fbpx

MUSEMU - Museo Senza Mura

SHORTLIST
MUSEMU

Cosa facciamo?

Musemu è l’anagramma di Museum e la sigla per Museo Senza Mura.
Il progetto prende spunto dalle esperienze di musei aperti e di ecomusei, ma cerca di innovarle: da una parte ipotizzando la costituzione di un museo completamente aperto, senza pareti, senza hardware, un museo software, invisibile, accessibile ovunque da chiunque; dall’altra per il tipo di contenuto che questo museo singolare vorrebbe accogliere. Il contenuto del Musemu è infatti la città stessa, vista dagli occhi di chi la abita: un museo immaginario, ma allo stesso tempo concreto, che viene a coincidere con la città che lo ospita. Una città che si fa archivio mobile di se stessa, del proprio passato dimenticato ma anche del presente che sfugge e del futuro che si profila: opera d’arte collettiva e dinamica, metamorfica. Non un archivio della storia ufficiale con la S maiuscola, ma delle piccole storie quotidiane che compongono la trama della vita sociale di una comunità. Non una collezione di opere d’arte riconosciute, ma un catalogo open source di luoghi reali, per poter percepire l’arte dove di norma non la si cerca, o dove non si trova più. Un archivio poetico costituito dai racconti dei cittadini attraverso interviste e ricerche sul campo condotte da altri cittadini, a cui verrà data una forma artistica grazie al contributo di artisti professionisti tramite laboratori, workshop, etc. Una sorta di guida collettiva che condurrà il visitatore (mediante visite guidate performative o totalmente in cloud, come una vera e propria audio-guida) attraverso gli spazi più o meno conosciuti della città, incorniciandoli in una prospettiva inusuale e allo stesso tempo “vicina”, teatro delle vite dei suoi stessi abitanti; luoghi divenuti apparentemente indifferenti, o considerati insignificanti, trasformati in opere d’arte universali dalla narrazione collettiva delle esperienze uniche e irripetibili che rendono la città quella che davvero è.

Chi siamo?

In questo momento epocale si impongono drammatici interrogativi sul futuro delle relazioni sociali e dello spazio pubblico, ma anche sulle criticità del loro presente: ThinkBig è la giusta occasione per reagire a tale necessità. Riccardo Reina, responsabile del progetto, elabora l’idea del Musemu dalle esperienze di regista teatrale e dall’attività laboratoriale con le scuole. Nel progetto di un museo “sociale”, di un’installazione collettiva permanente che implementi il patrimonio culturale della città e ne valorizzi il circuito turistico, convergono le competenze maturate dagli altri componenti del gruppo, costituitosi sin dai tempi del liceo: Fulvio Rocco Ferrari, imprenditore esperto di social media marketing, referente della parte tecnica; Alberto Giampietri, da anni collaboratore del Cus Parma, responsabile della logistica e delle pubbliche relazioni; Michele Soncini, laureato in giurisprudenza e storico dell’arte, responsabile degli aspetti legali oltre che coreferente artistico.

Contatti: Riccardo Reina riccardoreina01@gmail.com

Perchè lo facciamo?

Il progetto Musemu nasce dallo sviluppo di una ricerca artistica che da molto tempo si interroga su quale funzione possa assumere l’arte rispetto alla situazione di emergenza sociale che la nostra città, come l’intero Paese, attraversa da diversi anni. Domande che si fanno all’improvviso ancora più complesse e ancora più urgenti, perché la tragedia che stiamo vivendo mette in crisi il concetto stesso di relazione e di spazio pubblico, obbligandoci a elaborare nuove strategie di comunicazione e di condivisione per non rinunciare a ciò che contraddistingue l’essere umano nella sua essenza come animale sociale, laddove le modalità di sempre saranno, almeno temporaneamente, nostro malgrado impraticabili. Il Musemu vorrebbe essere una fucina aperta, partecipata, in cui ripensare questa complessità, dando luogo da subito a nuove forme di fruizione artistica e a differenti pratiche di contaminazione, che attraverso laboratori e attività culturali possano gradualmente (ri)mettere in comunicazione tra loro i singoli e le comunità, così come ricucire il gap, sempre più profondo, tra le vecchie e le nuove generazioni. In questo processo assume un valore fondamentale l’arte della narrazione, in quanto trama ininterrotta di fili invisibili che dal passato dimenticato, o ignorato, ci conducono a un presente da comprendere e a un futuro da immaginare, nella convinzione che solo sulle fondamenta di una narrazione comune sia possibile costruire un corpo sociale davvero organico e integrato.

Cosa ci aspettiamo?

Il progetto Musemu elabora l’idea, nata dalla ricerca in campo teatrale/performativo, di un’opera d’arte “sociale”: 1) un’opera capace di coniugare le potenzialità dei nuovi social media al necessario recupero della dimensione cittadina, politica nel senso etimologico, dell’attività artistica e culturale 2) un’installazione collettiva permanente e organica, autonoma e capace di ampliare se stessa (metapoietica): un po’ come il software di un’Intelligenza Artificiale, insomma, costituita tuttavia non da programmi, ma dagli individui che compongono la collettività, quindi più che un I.A. un I.C.: un’intelligenza collettiva. Il supporto fisico di questo software è la città stessa, la città come opera viva, spettacolo continuo, teatro in movimento. Da qui l’idea di un museo sociale, appunto, open source, costituito dalle opere e dalle vite dei suoi stessi fruitori. Da qui l’idea della città come museo a cielo aperto, accessibile ovunque e da chiunque.
L’intenzione è far sì che il Musemu diventi un luogo di socialità diffusa: non solo luogo fisico di socializzazione immediata (aspetto che comunque il progetto prevedrebbe in quanto contenitore multimediale di eventi), ma anche luogo virtuale di costruzione dell’identità collettiva e di recupero della sua memoria storica. Nella consapevolezza che solo un progetto che sappia farsi processo può davvero incidere sulla vita della collettività, gettando le basi per un’ integrazione basata sui paradigmi dell’ibridazione e della contaminazione, sia tra le diverse comunità che tra le differenti generazioni. L’ambizione è dunque la creazione di una realtà stabile, autonoma (anche in virtù dei relativamente bassi costi di gestione e delle molteplici possibilità di collaborazioni, partnership e sponsorizzazioni che il progetto contempla), in grado di valorizzare il turismo culturale (soprattutto interno) della città, ma anche di crescere, mediante un “format” facilmente esportabile e perfettamente adattabile ad altri territori.

Quanto ci serve da ThinkBig? EUR 45.000,00

Al BalcÓn

All’uscio

B.R.A.C.I.

Cantieri Culturali

Ci sono anch’io

Cinema & Gestalt

Compety

Distopie

Drinkit

Entra in gioco!

EquaMente

Excurious Path

Fatto a Parma

Fleople.com

Fuori dal Coro

Guide Junior

Gustiamoci!

Human Books

Idee in LUP

Il Fontanone

ImproveOltretorrente

ImPRoving our city

In strada caduti in strada rinati

Insure Space

L’astronave di Babu

Langhirano – la Città del Vino

Leggende e sentieri d’Appennino

Logos P.E.C.

Luoghi in Comune, generazioni connesse

Monte Fuji

MU.DI.CO.

Officina “Cre-arti”

Panchina Post Pandemica

Panes – Mixing Cultures

Parma Positiva

Parma Street Art Festival

Parma Tales

Persona

Pianta.me

Profashion

Quartieri d’arte

Radici Ibride

Residenza d’Artista

Sliding Doors

Social Circus

Society

Storie di Coraggio

Storie fatte in casa

Tango terapia di gruppo

TANGRAM

Teatro Migrante

Torniamo al NOI

Trame (tra me e te)

Tutto per un corno

Ventie20

Vertical Farming Education

vie di pASSAGGIO

With Me

WorkAround