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A_maze - Inclusive Boardgame

A_maze

Cosa facciamo?

Attraverso un gioco pedagogico strutturato con un regolamento e una configurazione di spazi, intendiamo far conoscere e risolvere, con una serie di questioni ed esempi reali, il modo migliore per rendere uno spazio del contesto urbano più vivibile, ma anche superare barriere di diverso tipo che possono essere cognitive e/o sociali per riportare tutti alla libertà di cui la vita necessita. Parliamo di temi che alle volte sono difficili da affrontare con la pratica conoscitiva del gioco. La volontà di far coincidere i vari elementi rispettando le regole serve a dare luogo a configurazioni sempre nuove che funzionino in modo quasi matematico, ad ogni passaggio ne consegue un altro in un rapporto di causa-effetto. La metafora che guida il progetto è quella del dedalo, un percorso intricato e pieno di barriere. Il labirinto come configurazione ha una via che porta alla libertà, ma le barriere fisiche non permettono di vivere una situazione di facilità: è una forma di conoscenza. Si tratta di creare un particolare gioco in scatola, con un tabellone stampato su due facce per consentire l’implementazione di tre possibilità di gioco diverse. Queste tre opzioni si distinguono per livello di complessità, per gli spazi relazionali che permettono e per la tipologia di linguaggio utilizzato. Ogni livello permette una riflessione specifica propria sul target a cui è riferito e varia per difficoltà di espressione del messaggio. Il fattore ludico-pedagogico è una prerogativa dell’intera pratica progettuale insieme alla comprensione del valore dell’inclusione e la ricerca strategica per la risoluzione degli ostacoli quotidiani. Il gioco ha un meccanismo e una dinamica diversa a seconda della tipologia di gioco: con i bambini parla con un linguaggio semplice ed intuitivo, il gioco dell’oca, per i ragazzi e gli adulti ricerca una soluzione di complessità articolata, il labirinto, per gli insegnanti e i docenti il tabellone è il pretesto per poter fare argomentazioni e riflessioni.

Chi siamo?

Il gruppo è formato da Michele Ravanetti, designer e creativo legato alle pratiche conoscitive dell’apprendimento e alle dinamiche progettuali guidate dalla ricerca metodologica. Studia la cultura visuale per considerare l’immagine come mezzo per la condivisione e per la creazione di spazi relazionali nella multidimensionalità.
Sara Gulli, designer ed esperta di comunicazione, riflette sulla città e sul rapporto centro-periferia trovando dinamiche processuali che connettano lo spazio fisico con il benessere del cittadino.
Gabriele Ravanetti, informatico, programmatore ed analista appassionato alle dinamiche processuali che si innescano inserendo un medium (software o dispositivo) in uno spazio relazionale e alla modifica percettiva che hanno i fruitori. L’obiettivo delle tre competenze è quello di creare un oggetto in grado di modificare uno spazio per renderlo accessibile influenzando la sua progettazione.

Contatti: Michele Ravanetti michele.ravanetti@gmail.com

Perchè lo facciamo?

È indispensabile rendere visibili i processi, i percorsi, i cammini, i dispositivi e gli strumenti della pratica, nei loro sviluppi e nelle loro applicazioni. Si tratta di uno snodo relazionale di un impianto e fattore costitutivo della prassi progettuale. Il processo è il prodotto. La realtà concreta, anche nelle sue unità più infinitesimali, è materia fatta di relazioni. La dimensione sociale è lo spazio delle forme con cui le relazioni sociali si strutturano e organizzano storicamente. Gli spazi della dimensione sociale sono spazi di relazioni oggettivamente strutturati, storicamente determinati e situati. Progettare nella dimensione sociale significa progettare anzitutto modi di essere delle relazioni. Cultura del progetto e pratiche di progettazione sono la soglia d’emergenza che si costituisce socialmente. Ogni spazio costruito ed allestito assume una configurazione che condiziona le relazioni che si svolgono al suo interno e far conoscere con un gioco queste dinamiche facilita la comprensione e la sensibilizzazione da parte di cluster specializzati di target. Diventa fondamentale comprendere che il benessere ambientale è sempre prodotto di una relazione. La dimensione inclusiva si realizza sempre agendo su entrambi i termini della relazione che possono diventare facilitatori o barriera. Questa lettura della disabilità si può applicare ad ogni situazione di disagio o esclusione evidenziando i due termini del problema su cui bisogna intervenire, la persona e l’ambiente.

Cosa ci aspettiamo?

Il cambiamento è una costante di qualsiasi intervento che operi in termini di insegnamento-apprendimento. Più in generale, è alla base e presupposto di qualsiasi processo e di qualsiasi spazio processuale. La progettazione di pratiche contestualizzate, così, può essere genericamente intesa come la progettazione di uno spazio di relazioni dinamico di cambiamento nel quale avvengono processi di apprendimento che trovano una loro iscrizione, una loro edificazione e i loro attraversamenti, in sintesi: si realizzano. Se parliamo dell’intervento pedagogico-didattico, appropriazione del sapere strutturato, trasformazione dell’informazione trasmessa in sapere e crescita del sapere da parte del discente sono evidentemente in stretta relazione di dipendenza con il tipo di pratica posta in atto e con la capacità da parte dell’alunno/dello studente di operare in modo intenzionale, dove il discente è parte integrante del complesso di ciò che è investito dal cambiamento. Così l’insegnante, il quale, è anch’esso, secondo un certo grado, un soggetto che apprende. A sua volta, le pratiche poste in atto sono strettamente correlate con i dispositivi, gli strumenti, le tecniche e le tecnologie adottati e tradotti nei processi in atto. Dispositivi, strumenti e tecnologie adottati nella pratica e tradotti nei cammini dei processi in atto sono anch’essi da intendersi in senso dinamico, rivedibile, perfettibile, rimodulabile. Relativamente spazio di relazioni e struttura ambientale, non sono mai disgiunti, ma sempre interagenti secondo un certo grado tra loro. Spazio di relazioni e struttura ambientale sono anch’essi dinamici e soggetti a un cambiamento continuo, sia sul piano prettamente interno sia nel rapporto di condizionamento esterno-interno. Ecco allora come una sensibilizzazione in merito all’abbattimento delle barriere architettoniche è in grado di modificare la percezione delle coordinate del reale e spingere i progettisti e gli architetti ad una progettazione più inclusiva.

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