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Panchina Post Pandemica - PPP

SHORTLIST

Cosa facciamo?

Abbiamo provato ad immaginare il giorno in cui usciremo di casa e ricominceremo a vivere la Città. Di cosa avremo bisogno? Sarà necessario ricordare l’esperienza che abbiamo appena passato? Esisteranno delle strutture che permettano l’aggregazione mantenendo il famoso droplet? Il nostro progetto è un’Allegoria della Quarantena, una seduta che sostituisca la classica panchina e che vada a raffigurare simbolicamente l’habitat che abbiamo vissuto nelle settimane di isolamento: il nostro salotto. La statua di un divano come monumento per ricordare, una Panchina Post-Pandemica che permetta l’incontro tra i cittadini rispettando quella distanza di sicurezza
che sarà obbligatoria per molto tempo. Il nostro progetto di Panchina Post-Pandemica permetterebbe di sedersi uno accanto all’altro rispettando quella distanza, perché verrebbe riempita da un elemento naturale: l’Albero. Immaginiamo sedute ad hoc per il droplet, che siano modificabili nel tempo tramite l’utilizzo di moduli mobili, per seguire le varie fasi della Pandemia. Si
potrà cambiare la conformazione della struttura una volta che la distanza non sarà più obbligatoria e l’Albero andrà a posizionarsi attorno alle sedute piuttosto che al centro. La Panchina Post-Pandemica cambierà conformazione in base alle diverse fasi che attraverseremo. Un salotto a cielo
aperto per ripopolare le nostre strade in cui ci si potrà rincontrare, per ricordare, immaginare e giocare. Un luogo in cui vorremmo organizzare anche una serie di incontri con delle attività guidate: piantare i semi delle piante che arrederanno il nostro salotto ripopolando la nostra città di verde. Incontri in cui verranno recitati versi ad uno spettatore alla volta; l’attore potrebbe avere come postazione il salotto stesso e uno alla volta il pubblico potrà sedersi accanto a lui e ascoltare un breve testo, magari scritto ad hoc. Un pomeriggio dei ricordi: in cui chiunque potrà raccontare un proprio ricordo della quarantena, riprendendo la tradizione dei nostri nonni di raccontarci le
storie, per tramandarle e per creare un atto catartico di questa Pandemia, che volenti o nolenti ci avrà cambiato. Un progetto che punta a ricreare l’incontro e il ricordo, ricostituendo quel senso di comunità che abbiamo scoperto essere necessario. Un monumento cittadino alla portata di tutti in memoria della quarantena e della Pandemia.

Chi siamo?

Abbiamo deciso di partecipare al bando per cercare di dare una risposta, piccola e simbolica, ma concreta, al desiderio comune di tornare il prima possibile ad abitare gli spazi pubblici. Il mondo sarà cambiato e ci saranno delle nuove regole da rispettare e noi vogliamo dare il nostro contributo affinché non si trasformino in gabbie, ma in opportunità e bellezza.
Chi siamo? Amiche e colleghe da anni, abbiamo lavorato insieme in diversi progetti culturali e
spettacoli teatrali.
Francesca De Angelis, 1984. Laurea in Lingue all’Università di Parma.
Francesca Giannini, 1989. Laurea in architettura presso il Politecnico di Milano.
Alice Giroldini, 1988. Laurea in Beni Artistici Teatrali e Cinematografici e diplomata come attrice alla Scuola del Teatro Nazionale di Genova.

Contatti: Francesca Giannini francescagianniniarchitetto@gmail.com

Perchè lo facciamo?

In questo delicato momento storico, basato sull’incertezza e sulla ridefinizione totale del nostro modo di vivere e delle nostre identità, abbiamo compreso che i bisogni fino a qualche mese fa ritenuti importanti oggi non esistono più. Stiamo vivendo una riscrittura della scala sociale sia dei valori che dei bisogni, quest’ultimi sono diventati per lo più quelli primari: mangiare, bere, dormire, sopravvivere e condividere. L’uomo in quanto animale sociale fonda la sua vita sulla condivisione e mai come oggi ne siamo nuovamente consapevoli. Questo progetto soddisfa il bisogno di ritrovarsi, di condividere, di parlare, di guardarsi negli occhi e di restare all’aperto su una panchina in mezzo al verde. Tutte cose che non abbiamo vissuto in questo periodo di reclusione casalinga e che prima ritenevamo certe o banali. È quindi rivolto a tutti, perché nessuno è rimasto escluso dalla pandemia. Il motivo per cui abbiamo sentito la necessità di ridisegnare un oggetto così comune e così pregno di significato è chiaro, così come chiari sono gli obiettivi che ci poniamo in relazione ai bisogni delle persone coinvolte: siamo tutti parte dello stesso mondo, un mondo che ci ha ricordato la nostra caducità e la fragilità delle nostre sicurezze. Vogliamo lanciare un messaggio di speranza, di nuova comunione, di rinascita partendo proprio dall’allegoria del salotto di casa che “esce”, si accomoda in piazza, divenendo un luogo simbolo di ricostruzione. Un monumento post pandemico.

Cosa ci aspettiamo?

monuménto (ant. moniménto) s. m. [dal lat. monumentum «ricordo, monumento», der. di monere «ricordare»]. – Segno che fu posto e rimane a ricordo di una persona o di un avvenimento: porre, erigere, costruire un monumento. In partic., opera di scultura, o di architettura decorativa, che si colloca nelle aree pubbliche a celebrazione di persone illustri o in memoria di avvenimenti. In senso più ampio, qualunque opera d’arte, spec. d’architettura o di scultura, che per il suo pregio d’arte e di storia, o per il suo significato, abbia speciale valore culturale, artistico, morale e sim.
I fattori innovativi sono legati al momento nuovo che stiamo vivendo. Tutto cambierà o almeno così crediamo oggi. L’uomo post pandemico ha bisogno di luoghi che siano ripensati, in cui la distanza non sia un’assenza, uno spazio vuoto o freddo, ma che venga colmata. Per questo nel monumento che abbiamo pensato, i moduli si staccano e prendono continuamente e velocemente forme diverse, si adattano al crescere degli alberi e alle stagioni che cambiano. La panchina che prima era un luogo simbolico di condivisione urbana, assume simbolicamente la forma di una poltrona-salotto dove gli uomini dialogano, con sé stessi, con la natura e con gli altri. Che risultati desideriamo raggiungere? Il ricordo, la commemorazione ma anche accompagnare i nostri simili ad una nuova vita civile. Il cambiamento nella comunità è già avvenuto ed è radicale. Non sappiamo come si evolverà se le cose torneranno come prima o se non lo saranno mai più, per questo abbiamo scelto dei moduli che possono assumere diverse combinazioni. Ad oggi siamo ancora immersi nella fase 1 del cambiamento, ci si prospetta una fase 2 e forse una fase 3 e così a seguire. O magari no. Nessuno oggi sa, nessuno oggi pianifica. Tutti vivono il qui e ora. Questo è il cambiamento epocale che viviamo.

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